Come gestire il patrimonio culturale “difficile”

Un caso di studio della Germania orientale analizza le sfide all’adozione di un’eredità scomoda del passato recente.

Gesine Schuster | dottoranda in sistemi cognitivi e culturali, Scuola IMT Alti Studi Lucca
Berlino, la sfilata per il 30° anniversario della fondazione della DDR. Wikimedia Commons, Bundesarchiv, Bild 183-U1007-0009 / Wolfgang Kluge / CC-BY-SA 3.0

“Dissonante” è un termine spesso usato per riferirsi alla musica. I toni dissonanti sono quelli che non si fondono armonicamente, ma creano una certa tensione.  Negli studi culturali, il “patrimonio dissonante”, o “difficile” è il patrimonio – monumenti, siti, opere d’arte  – che “fa male” perché ricorda eventi passati difficilmente conciliabili con i valori dei visitatori e la loro esperienza quotidiana.

Nelle società che subiscono rapide trasformazioni sociali e politiche, come un cambiamento del sistema politico, gestire questo patrimonio diventa particolarmente rilevante: le persone devono riorientarsi tra narrazioni storiche mutevoli, nuovi punti di riferimento culturali e una moltitudine di diverse interpretazioni. A volte, questo sforzo può essere reso più difficile da ricordi traumatici personali e i monumenti e i siti collegati a quei ricordi possono diventare patrimonio contestato o dissonante. Nell’articolo “Curating the History of Socialist Reuse” due siti  nell’ex Germania dell’Est sono utilizzati come esempio per approfondire le sfide che possono sorgere nel fare i conti con un patrimonio dissonante della storia recente, come, in in questo caso, l’eredità del socialismo della DDR.

Due destini per due castelli.

I casi studio riguardano due castelli prussiani, uno situato a Berlino e uno nel Brandeburgo settentrionale. Mentre nel XVIII e XIX secolo entrambi ebbero un utilizzo simile come residenze reali, il loro destino fu diverso nel XX secolo, soprattutto durante i 40 anni di separazione tedesca. Il primo castello, il castello di Schönhausen, aveva una chiara destinazione politica, prima come residenza del primo e unico presidente della DDR Wilhelm Pieck e poi come residenza di rappresentanza. Il secondo castello, il Palazzo Rheinsberg, era invece uno dei tanti castelli più piccoli e case signorili della Germania dell’Est che trovarono scopi utilitaristici sotto il socialismo, fungendo da scuole, uffici postali, ospedali o centri culturali pubblici. Dopo la caduta del muro di Berlino, molti di questi usi furono presto abbandonati. Nel 1953 Rheinsberg fu trasformato in un sanatorio per diabetici. Nel 1990 fu aperto come museo solo cinque settimane dopo la chiusura del sanatorio. Schönhausen, invece, fu uno degli ultimi tra i tanti castelli prussiani che avevano conosciuto il riuso socialista a essere trasformato in museo. Aprì le sue porte al pubblico nel 2009, dopo essere stata vuoto per 20 anni.  

Pazienti nella sala da pranzo del castello di Rheinsberg, 1990, Klöppel

Questi due casi studio hanno quindi permesso di analizzare due aspetti specifici. In primo luogo, l’effetto della distanza temporale dagli eventi storici in questione. In secondo luogo, l’effetto del livello di “carica” politica collegata ai siti. I castelli sono legati tra loro attraverso il punto di vista del curatore e custode del castello Detlef Fuchs, coinvolto nel processo di trasformazione di entrambi gli edifici.

Un disagio che persiste nel tempo.

L’articolo si basa su 5 interviste semi-strutturate, condotte nel corso di 19 mesi che, oltre alla prospettiva storica dell’ex custode Fuchs, hanno dato voce anche al punto di vista dell’attuale curatore del castello di Rheinsberg e del fotografo che ha documentato il funzionamento del castello come sanatorio solo due  mesi prima della sua chiusura definitiva. La ricerca è riuscita a dimostrare che quasi 35 anni dopo la riunificazione permane ancora un senso di incertezza nella gestione politica, personale e curatoriale dell’eredità della DDR. Il risultato più interessante è che questo effetto sembra essere più pronunciato quando l’eredità socialista è meno evidente o quando il sito ha uno scopo più quotidiano. A Schönhausen il ruolo politico dell’edificio durante l’epoca della DDR viene presentato e discusso apertamente nell’odierna mostra permanente, accanto alla storia reale prussiana del XVIII secolo. A Rheinsberg i curatori faticano ancora a decidere se e come affrontare la storia del suo riutilizzo socialista come sanatorio. Allo stesso tempo, le interviste hanno dimostrato come la consapevolezza della necessità di sviluppare narrazioni espositive polivocali sia cresciuta nel corso degli anni e con una crescente distanza personale dall’esperienza del socialismo della DDR. Tuttavia, un senso di esitazione è ancora palpabile, anche per l’attuale curatrice che non ha ricordi personali della DDR, essendo cresciuta nella Germania occidentale. Il carattere quotidiano dell’uso del sanatorio sembra porre sfide e domande particolari su come affrontare questo passato. Qualcosa che è stato descritto da Pendlebury, Wang e Law come “eredità scomoda” che “generalmente non provoca dolore, paura o repulsione significativi, ma è più probabile che generi disagio o imbarazzo”.

Tuttavia, come conclude la ricerca, è questo genere di siti che può essere particolarmente rilevante nel fare i conti con ricordi dissonanti o traumatici del passato, dato che si collegano più immediatamente alle esperienze personali della stragrande maggioranza delle persone. I siti e monumenti politici più importanti, invece, erano spesso più lontani dall’esperienza quotidiana del socialismo. Per questo motivo, i siti di uso quotidiano possono facilitare lo scambio pubblico su tali esperienze e coinvolgere un pubblico più ampio nei dibattiti. Questo, a sua volta, può favorire una cultura della memoria inclusiva, partecipativa e polivocale che è un elemento cruciale di qualsiasi società democratica. Le società democratiche hanno un chiaro interesse a consentire a più voci ed esperienze di essere ascoltate. I musei e i siti del patrimonio possono svolgere un ruolo cruciale in questo sforzo offrendo opportunità di scambio e discussione sociale, nonché di riflessione personale e pubblica. Tuttavia, questa proprietà dei musei e dei siti del patrimonio non è intrinseca. Presentando un’unica narrativa dominante, possono ostacolare l’espressione di diverse prospettive. Quando i curatori decidono quali storie raccontare e dove collocare il focus di una mostra, compiono un atto politico.

Una lezione per il futuro.

È quindi importante che i curatori facciano i conti con il proprio eventuale disagio e consentano al  conflitto di emergere. Questo richiede spesso di ripensare il modo in cui sono stati progettati molti musei e siti. Tuttavia, la definizione più recente di “museo” coniata dall’ICOM, che cita l’inclusività e la partecipazione delle comunità, mostra che la responsabilità sociali dei musei e dei siti del patrimonio stanno guadagnando maggiore attenzione in tutto il mondo.  Il caso di studio dei castelli della DDR, dunque, non è rilevante solo nel contesto post-socialista tedesco o dell’Europa orientale, ma può dare spunti per affrontare il patrimonio scomodo e i siti storici stratificati in altri contesti.

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